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Una lettera mandata alla redazione di Report

by Marianna Lambiase — last modified 2009-05-05 10:11

Riflessioni sulla trasmissione "Come tu m'insegni"

Alla redazione di Report

La denuncia per la denuncia, la protesta per la protesta,
l’opposizione fine a se stessa  producono danni. L’ultima trasmissione
di Report,“Come tu m’insegni” ,offre l’immagine di  quello che
generalmente è definito come buon giornalismo , ma è tutt’altro: non è
il semplice affastellamento di fatti che fa di un giornalista un buon
giornalista e tanti piccoli particolari – anche se ben documentati -
non fanno il generale (non nel senso del generico, evidentemente).

Se si voleva fare un favore alla Gelmini, be’, la Gabanelli  l’ha
fatto.

E’ evidente che il sistema scolastico in Italia è pieno di falle, da
molto tempo prima che la signora Gelmini avesse voce in capitolo. Ed è
vero che è urgente,soprattutto da parte di chi si oppone agli attuali
mutamenti nella legislazione scolastica,  avviare una sana e
costruttiva autocritica: per progettare bisogna individuare i punti di
criticità. Poi, e solo così, si va avanti.
Dunque, i fatti non devono essere solo elencati, ma tra i fatti è
necessario stabilire dei legami. Legami intelligenti e sensati. Per
capire meglio, appunto.

Quello a cui l’altra sera si è assistito è stato:
1)    Un montaggio semplicistico che alternava le affermazioni della
Ministra alle immagini commentate, alle interviste e  ai flash di una
scuola che, se già in passato si reggeva in piedi male, è ora prossima
a caracollare.
2)    Un dilettantesco montaggio che ingenuamente stabiliva paralleli tra
i cattivi esempi di scuola del Nord e quelli della scuola del  Sud.
Cosa si voleva dimostrare? Forse che tutto il mondo (l’Italia) è
paese? Oppure che mal comune mezzo gaudio? Che i tagli al personale
Ata, ai docenti di sostegno, ai docenti in generale abbassano
l’offerta formativa? Che gestire classi numerose in aule pericolanti
sarà impresa titanica? Per far questo sarebbe bastato monsieur Jacques
de la Palisse e mi pare che la maggior parte della gente , questo, lo
abbia anche capito.

Quello di cui invece la trasmissione è responsabile è prima di tutto
di aver informato male:
-     le compresenze, nella scuola primaria, prevedono non tre persone,
ma due nella stessa classe e nello stesso momento (era un lapsus
quello della Gabanelli  o un voler condividere con la Gelmini che
intorno ai bambini gravitano troppe figure adulte?).
-     Il modulo nasce non solo, ma anche, come modello pedagogico.
L’escamotage economico iniziale ha poi rivelato un’insospettata
validità organizzativa ed educativa (cosa voleva dimostrare la
trasmissione? Che bisognava creare posti di lavoro? Si, è vero, ma non
solo questo però)
-    L’autonomia scolastica non è l’”anarchia”, ma uno strumento utile
per molte scuole che se ne avvalgono in modo intelligente e così
rispondono alle esigenze del territorio e, comunque, sempre sulla base
delle indicazioni ministeriali nazionali.

Quindi, la trasmissione è  responsabile di aver informato senza porre
interrogativi, dando tutto per scontato, senza problematizzare le
questioni:
-    Il  merito. Sollevata anni fa dagli stessi sindacati (alcuni),
checché ne dica la Gabanelli, è questione delicata. Cos’è che fa di un
insegnante  un buon insegnante? La quantità di titoli, di
specializzazioni, di master frequentati? Oppure l’esperienza di anni
di pratica con i ragazzi? Perché chi ha frequentato le SISS ha
scavalcato chi per anni ha atteso di essere “estratto” dalle
graduatorie già esistenti  per accedere al posto fisso? E, magari,
aveva  acquisito una pratica che è poi diventata anche teoria, mentre
il contrario è meno probabile che si verifichi. Sono domande che
meritano una riflessione certo non superficiale.
-    Le retribuzioni dei docenti all’estero. E’ facile o difficile
insegnare all’Asmara? E’ più cara o no la vita in altri paesi europei,
rispetto alla vita in Italia? Forse sarebbe il caso di approfondire un
po’.
-    I progetti.  Fare appello alla progettualità degli Enti
Istituzionali è una risorsa di cui molte scuole si avvalgono in
maniera produttiva ed efficace.
Diversa questione è quella dei progetti a carico delle famiglie, in
cui intervengono i privati, le associazioni che “proliferano” attorno
alle scuole. Ma quante sono le associazioni onlus, che invece
contribuiscono in parte alle spese? E quante volte invece sono i
genitori stessi a chiedere di pagare esperti esterni che sostituiscano
i docenti nelle attività curriculari? Non è forse questa una sfiducia
nei confronti di una categoria verso cui una gran fiducia non c’è mai
stata?

Infine, la trasmissione è responsabile di aver contribuito – in buona
fede? - a consolidare l’opinione che la categoria degli insegnanti è
una categoria di poveri imbecilli che non si sa difendere. E’
responsabile di aver posto gli insegnanti (ebbene sì, sono una
maestra!) tra l’incudine e il martello: i genitori che, da un lato,
comprano la carta igienica e si prodigano perché tutto vada avanti nel
migliore dei modi possibili (ma , con un’espressione meno
grammaticalmente corretta sarebbe opportuno dire “nel meno peggio dei
modi possibili”)   e i dirigenti che strumentalizzano i docenti per
fare progetti del cui finanziamento  percepiscono poi  una fetta
sostanziosa.
Gli insegnanti – quelli che vorrebbero esserlo in forma stabile e
coloro che il piede dentro la scuola per fortuna ce l’hanno messo già
da tempo – non figurano nella trasmissione (poco, comunque), ma di
loro la trasmissione  fa intravedere  un’ombra un po’ succube, un po’
lavativa, un po’ impaurita, un po’ – diciamolo – “spallata”.
Insegnanti che,  se possono, se ne vanno all’estero per guadagnare un
sacco di soldi. Gli insegnanti guardano le crepe dei muri delle aule,
i genitori denunciano; i genitori comprano le tempere, i pennelli, il
das e gli insegnanti ringraziano.
Ma chi sa che la maggior parte dei maestri (maestri nella scuola
primaria) compra spesso quaderni, carta da pacchi, colori , forbici,
cartoncini bristol, carta crespa, carta per collage eccetera eccetera
perché i soldi assegnati alle classi per l’acquisto di materiale di
facile consumo non sono mai sufficienti? Chi sa che molti insegnanti
versano quote per bambini che non possono partecipare ad uscite
didattiche perché nessuno ha previsto esoneri che non siano
strettamente legati alla situazione di reddito minimo? Certo, si dirà,
perché lo fanno? Perché lo spettacolo deve andare avanti, perché la
carretta bisogna continuare  a tirarla, perché i bambini non c’entrano
nulla, in tutto questo.

Insomma, e concludo, le irregolarità e il clientelismo ci sono nella
scuola: pesanti, spaventosi, ma sono materia di indagine giudiziaria,
materia di magistratura. Si proceda, dunque.

Ma parlare della scuola in una trasmissione del genere dovrebbe
essere  parlare d’altro, nel bene e nel male.

Anche gli sprechi ci sono, come il mancato accertamento delle
competenze di ognuno. Ma, forse, invece della struttura piramidale-
aziendalistica  proposta dalla Gelmini e – inconsapevolmente ? –
condivisa dalla Gabanelli (dal ministro competente al dirigente di
buon senso che assume insegnanti che lo meritino), forse, forse non
sarebbe sufficiente semplicemente applicare la legge? Ovvero, che gli
ispettori non solo controllassero l’andamento amministrativo di una
scuola ma anche le capacità di coordinamento di un dirigente, le sue
competenze relazionali, la sua capacità di sostenere , gratificare e
non solo di richiamare e controllare gli insegnanti?  Ovvero, che
l’anno di prova per un insegnante non si riducesse ad una farsa in cui
la promozione è assicurata perché non è pensabile togliere il lavoro a
qualcuno?( Come se io prendessi una colf per dieci giorni di prova e,
scoperto che pulisce male, per non toglierle il lavoro, me la tenessi
senza dire ne “a” né “ba”). Ovvero, che gli organi collegiali
rispettassero i ruoli che sono loro assegnati ?Che i docenti si
sentissero liberi di proporre percorsi educativi e didattici senza
avere i genitori col fiato sul collo e che i genitori, da parte loro,
tornassero al loro ruolo propositivo fondamentale e di  monitoraggio
del sereno andamento della vita di quel nucleo così ricco di promesse
qual è quello costituito dagli  insegnanti e dai ragazzi che sono loro
affidati?
Ma, di questo, la trasmissione non parla. Vuole diradare, ma addensa
la nebbia. Prepara di gran carriera l’esordio del disegno di legge
Aprea.

Se n’è accorta Milena?

Marianna Lambiase