RIFORME
Italia,
2009-06-14
Contro il Progetto di Legge APREA
Le conseguenze per il Paese, se il PdL diverrà legge...
Proposta di legge n.953 presentata il 12 maggio 2008 dall’on. Aprea, ora in discussione al Parlamento
QUALI CONSEGUENZE PER IL PAESE, SE IL DDL DIVERRA’ LEGGE.
La proposta di legge Aprea ha cominciato alla camera il suo cammino parlamentare. Presentata negli anni scorsi e riproposta oggi, modifica completamente l’assetto istituzionale della scuola italiana.
La fisionomia della nostra scuola pubblica è stata disegnata nella carta costituzionale i cui articoli 3, 33 e 34 furono approvati dopo un dibattito culturale e politico molto ampio, in cui si confrontarono le posizioni espresse da uomini di cultura di matrice cattolica, liberale, socialista e comunista. Oggi questa legge, che cambia radicalmente la scuola, è stata elaborata senza alcun confronto tra le forze politiche e culturali.
Il ddl Aprea inciderà profondamente sui destini dei bambini e dei giovani, sul futuro delle famiglie e della società tutta.
Lo Stato non eserciterà alcun potere di riequilibrio, rispetto ai territori regionali più poveri o nei confronti delle fasce di alunni più deboli.
I genitori saranno chiamati ad intervenire economicamente dove le risorse, come in parte già avviene oggi, saranno insufficienti, ma sarà difficile entrare in scuole in cui lo standard dell’offerta formativa sarà alto e costoso: avremo scuole (e università) di serie A,B,C…come già avviene oggi negli SU, dove i correttivi del presidente Obama mirano a correggere le disuguaglianze più profonde. Anziché puntare a realizzare una scuola di qualità per tutti, si punterà a ratificare disuguaglianze e debolezze ed a promuovere la competizione fra alunni e docenti, con il risultato di lasciare indietro i più fragili.
In questo senso anche la professionalità docente verrà declinata in modo competitivo: su quali elementi verrà giudicata la qualità di un insegnante: sulla quantità di alunni eccellenti portati avanti o sulla quantità di alunni più deboli recuperati?
Cosa succederà ai docenti o al personale amministrativo che esprimeranno idee, scelte etiche, religiose, politiche diverse da quelle che saranno espresse dai membri dei Consigli di Amministrazione?
Le scuole‐fondazioni avranno il dovere di accogliere tutti, stranieri, disabili, svantaggiati, o, come già avviene oggi per le scuole private, potranno accogliere e rifiutare alunni in modo discrezionale?
Cosa prevede la proposta di legge:
Assetto istituzionale:
Le scuole diventeranno delle Fondazioni (art.2); entreranno, nei Consigli di amministrazione (art.5), soggetti privati e pubblici che ne “sosterebbero” l’attività. Saranno questi ultimi a stabilire gli obiettivi di intervento e le risorse economiche.
⇒Cosa significa:
Di fatto le scuole perderanno il loro carattere pubblico e gratuito e saranno differenti l’una dall’altra per organizzazione e per qualità degli interventi. Dovranno reperire finanziamenti attraverso partner locali da cui dipenderanno. Verrà meno la garanzia dell’uguaglianza delle opportunità sancita dalla Costituzione (art.3).
Decentralizzazione:
Con decreti del governo e con l’accordo della Conferenza unificata delle regioni verranno stabilite modalità e tempi per il trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali alle regioni e agli enti locali che dovranno attribuire le risorse alle scuole “accreditate” (sia pubbliche che private) sulla base degli alunni iscritti.
⇒Cosa significa:
Lo stato si riserva un ruolo generale di coordinamento, ma le scuole saranno regionalizzate. Il personale non sarà più statale. All’atto del trasferimento le scuole, purchè accreditate, (dunque senza far differenza fra pubbliche e private), godranno del finanziamento stabilito dalle regioni sulla base del solo numero degli iscritti: non si terrà dunque conto per esempio delle particolarità e difficoltà territoriali, si pensi solo al sud, dove ancora è alto il tasso di evasione dall’obbligo. La natura istituzionale della scuola cambia, in barba alla Costituzione che dice all’art. 33 , comma 2 e 3: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Gli organismi di governo:
Gli artt.1 e 3 stabiliscono gli organi per il governo delle istituzioni scolastiche. Le scuole saranno governate da un Consiglio di amministrazione (artt. 3, 5, 6) che avrà il compito di approvare il POF (Piano dell’Offerta Formativa della scuola); e di nominare i docenti esperti e i membri esterni del nucleo di valutazione.
⇒Cosa significa:
Oggi il piano dell’offerta formativa viene elaborato e approvato dal Collegio docenti, il Consiglio di circolo lo adotta. Con un POF deciso solo dal Consiglio di Amministrazione non ci sarà possibilità di confronto o di replica, quindi verrà meno la libertà d’insegnamento e l’autonomia scolastica e formativa. La formazione della persona dipenderà sempre di più da scelte economicistiche e localistiche. Il Collegio docenti proporrà l’offerta formativa, ma non avrà possibilità decisionale. Anche il riconoscimento professionale dei docenti sarà totalmente dipendente dagli indirizzi culturali ed ideologici del Consiglio di Amministrazione. Gli organi collegiali verranno aboliti.
Professione docente:
I docenti saranno assunti tramite un concorso d’istituto (art.16). La professione docente viene articolata in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario, docente esperto. Ogni livello è contingentato dal Ministero. Verrà istituito un portfolio di ogni insegnante di cui si terrà conto per la progressione in carriera. Gli scatti biennali di anzianità in ognuno dei tre livelli potranno essere conseguiti se non vi sarà un giudizio negativo sull’efficacia dell’azione didattica formativa e sull’impegno professionale. Ci sarà un Vicedirigente (art.18). Verrà istituito un albo professionale regionale di soli docenti.
⇒Cosa significa:
L’amministrazione centrale avrà un grande potere discrezionale nello stabilire i contingenti di ogni livello. La professionalità docente sarà sottoposta a più invadenti vincoli gerarchici: ciò segnerà di fatto la fine della libertà d’insegnamento. Ogni insegnante sarà vincolato alle scelte formative dei consigli di amministrazione e la sua fedeltà a queste sarà di volta in volta giudicata. La progressione economica di ogni docente dipenderà da questa sua “fedeltà”. L’organizzazione del lavoro delineata è piramidale, il docente tornerà ad essere un subordinato. La scuola cesserà di essere un luogo di pratica democratica e di responsabilità condivisa.
Rappresentanze sindacali
Si stabilisce, con la legge, un’organizzazione autonoma per soli docenti con una rappresentanza regionale. Verranno abolite le rappresentanze sindacali unitarie di scuola
⇒Cosa significa:
Si stabilisce per legge, chi deve rappresentare i lavoratori i quali non potranno più liberamente scegliere chi li rappresenta per la difesa dei propri diritti. Ritorna in modo un po’ modernizzato una visione di rappresentanza come corporazione e stabilita da quella che è, di fatto, la controparte. Un colpo alla democrazia del paese.