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Veneto,
2010-02-15
Lotteria sociale
I permessi a punti per gli immigrati
Da corrieredelveneto.corriere.it
Due anni di tempo per imparare l'italiano, conoscere la Costituzione, non aver commesso reati, far studiare i figli, mettersi in regola col fisco. Se l’immigrato che chiede il permesso di soggiorno conquisterà questi obiettivi in 24 mesi (quantificati in un sistema di crediti e debiti di 30 punti) otterrà la «carta di soggiorno». Se non ci riuscirà— i punteggi calano in caso di violazione del codice penale— l'immigrato avrà ancora un anno di tempo. In caso di non conseguimento del voto finale, scatterà l'espulsione.
Si chiama «accordo di integrazione» fra Stato e immigrati,
porta la firma dei ministri all'Interno e al Welfare, Roberto Maroni e
Maurizio Sacconi. Le regole — come annunciato— entreranno in vigore tra
due mesi per gli stranieri regolari. Se da un lato il provvedimento ci
mette in linea con i principali Paesi europei che si confrontano
storicamente come noi con l'immigrazione (Francia, Germania, Spagna)
dall'altro, ci allontana da un'effettiva integrazione per una serie di
anomalie. Andiamo con ordine.
Dunque le nuove regole riguarderanno gli
stranieri regolari, gli stessi che già da anni vivono fra noi, parlano
correntemente l'italiano, sono in regola con il fisco e con la legge.
L'unico dato contingente è legato alla conoscenza della Costituzione.
Piuttosto che di nuove regole sarebbe necessario un censimento per
verificare il livello dei requisiti e in base ai risultati ottenuti
procedere con l'offerta o la preclusione di servizi destinati agli
stranieri.
Un'altra anomalia emerge sempre dai requisiti per aspirare alla carta di soggiorno:
un regolare contratto abitativo.È il classico boomerang che si
ritorcerà contro gli italiani. Da anni, rapporti, studi e denunce di
Fondazioni, Ong e associazioni a tutela degli inquilini, segnalano che
non sono i cittadini stranieri a voler pagare in nero affitti esosi ma
i proprietari italiani d'immobili a non voler sottoscrivere contratti a
canoni regolari. Oggi, oltre il 60 per cento di stranieri regolari è
costretto a vivere in condizioni abitative «precarie» e non certo per
colpa loro. Sarà molto interessante verificare cosa emergerà dalla
giungla delle case degli italiani (ma anche dai garage, sottoscala e
locali diversi) solitamente dati in affitto agli immigrati. Andiamo
verso un caos di proporzioni immani, con un sistema di crediti e debiti
che dovrà essere sottoposto costantemente a controlli in assenza di
uomini e risorse dello stato.
Basti ricordare la Babele che ogni anno
migliaia di migranti vivono con la ripartizione delle quote per gli
stagionali e gli uffici (Poste, Prefetture, Comuni) sistematicamente in
tilt. Immaginate un meccanismo simile ogni giorno. Sarà come fare i
conti con quella lotteria sociale che in Europa hanno preventivamente
evitato, con adeguate politiche abitative, corsi di lingua e accesso al
Servizio sanitario nazionale e conoscenza delle leggi. Tutti servizi
offerti prima del varo di qualsiasi legge sull'immigrazione. In Italia
stiamo facendo il contrario.